Dimentichiamoci le navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione e anche i raggi B e le porte di Tannhäuser: per questi c’è ancora tempo (si spera), ma i replicanti teorizzati da Blade Runner sembrano meno lontani di quello che immaginavamo etichettando questo, come altri film intrisi di robot umanoidi, come fantascienza.

La Ubtech Robotics di Shenzen ha tracciato il percorso, lanciando definitivamente la linea di automi “da compagnia”, gli U1, classificati come belli, letteralmente morbidi (grazie alla “pelle” in silicone), eleganti ma, soprattutto, amorevoli! Ed è questa la vera evoluzione (o involuzione, ai posteri l’ardua sentenza…) poiché di robot per “uso domestico” erano già in produzione, tra assistenti per la somministrazione di farmaci e maggiordomi tuttofare, ma l’U1 va molto oltre: apprende i comportamenti e risponde agli stimoli in modo non necessariamente predefinito ma, e forse è questa la nota che svela l’inquietudine di fondo, lo fa in modo definito “affettuoso” o, meglio, cercando di dire ciò che l’utente ha bisogno di sentire. La smodata accondiscendenza di Chat-GPT, insomma, innestata in un robot dalle sembianze umane, con il (poco) celato rischio di vedere persone fragili cercare conforto in chi è progettato per darglielo invece che nel confronto con persone in carne e ossa.

E non può essere un caso che il lancio ha visto il boom di richieste nel Paese – la Cina - dove si è registrato un crollo della fertilità e dove la tecnologia sembra sempre più il rifugio più accessibile per impegnare il poco tempo libero lasciato dal modello 996 (a lavoro dalle 9 di mattina per 9 ore, 6 giorni a settimana).

Sicuramente non stiamo parlando di qualcosa di inimmaginabile: tutti sapevamo che la strada era questa e che, prima o poi, sarebbero stati commercializzati prodotti del genere. Può stupire, tuttavia, la rapidità con cui, in pochissimi anni, siamo passati dal fascino dei primi chatbot realmente intelligenti, a robot del genere, come pure la consapevolezza che questo non è altro che un passo intermedio verso soluzioni sempre più evolute e in grado di simulare non più solo i comportamenti umani, ma gli esseri umani veri e proprio… Verrebbe da chiedersi come mai esista, e possa prosperare, un mercato del genere: in principio si pensava che AI e robotica dovessero servire a sostituire l’uomo nelle attività faticose, poi in quelle noiose e ripetitive, infine in quelle impegnative in termini di tempo ma poco vantaggiose economicamente… E fa rabbrividire pensare che, probabilmente, per molti, cercare o intrattenere relazioni con altre persone è onere troppo seccante e poco gratificante rispetto a giovarsi del servilismo e della compagnia del proprio umanoide di casa…

 

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