L’intelligenza artificiale sta entrando in una nuova fase. Dopo chatbot capaci di rispondere alle domande, scrivere testi, generare immagini e analizzare documenti, il passo successivo sembra essere quello degli agenti AI, sistemi in grado non soltanto di capire una richiesta, ma di portarla avanti in autonomia. Meta ha lanciato Muse, la sua app di agenti AI personali basata sulla famiglia di modelli Muse Spark, disponibile al momento solo per i consumatori statunitensi su iOS, Android e sito web.  Muse, offerta in una versione gratuita o con abbonamenti mensili da 20 o 100 dollari a seconda dell'uso, nasce con un obiettivo piuttosto ambizioso: diventare una sorta di assistente digitale personale capace di occuparsi concretamente di alcune attività quotidiane. Non soltanto suggerimenti o risposte, quindi, ma azioni. Muse può, ad esempio, lavorare con posta elettronica e calendario, organizzare viaggi, effettuare acquisti, compilare moduli, inviare messaggi e occuparsi di alcune attività online per conto dell’utente. Meta ha fatto chiarezza anche sulla questione privacy. Muse funzionerà in un ambiente informatico sicuro e dedicato, con un proprio browser; "non ha accesso alle password o ai metodi di pagamento degli utenti", richiede "conferma all'utente prima di eseguire operazioni sensibili" e "mostra un registro completo di tutte le azioni compiute e di quelle pianificate". Inoltre, gli utenti scelgono a quali app connettere Muse e definiscono "con precisione il livello di accesso concesso". L'ambizione dichiarata da Meta è arrivare a una forma di “personal superintelligence”, un'intelligenza artificiale sempre più personalizzata e capace di accompagnare l'utente non soltanto nella ricerca di informazioni, ma anche nella gestione di obiettivi e attività nel tempo.

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