03/11/2026
Redazione Dreams
L’intelligenza artificiale conquista il pubblico, ma non la fiducia nell’informazione
L’intelligenza artificiale è entrata nelle abitudini quotidiane di milioni di persone, cambiando il modo in cui si cercano informazioni e si utilizzano i servizi digitali. Eppure, quando si tratta di leggere una notizia, il pubblico continua a preferire che dietro quelle parole ci sia un giornalista. È questa una delle contraddizioni più interessanti che emergono dal terzo rapporto annuale del Reuters Institute for the Study of Journalism dell’Università di Oxford, pubblicato a fine ottobre con il titolo Generative AI and News Report 2026: From standalone tools to information infrastructure.
La ricerca, condotta attraverso un’indagine in nove Paesi, racconta una tecnologia che ha ormai superato la fase della curiosità. Nei sei Paesi per i quali sono disponibili dati confrontabili con gli anni precedenti, il 51% degli intervistati dichiara di utilizzare almeno una volta alla settimana strumenti di intelligenza artificiale generativa, contro il 34% del 2025. Ancora più significativo è l'aumento dell'utilizzo quotidiano, passato dal 7% del 2024 al 28% del 2026. Numeri che confermano quanto rapidamente chatbot e assistenti intelligenti siano diventati strumenti abituali.
A guidare il mercato resta ChatGPT, utilizzato settimanalmente dal 34% degli intervistati nei sei Paesi, ma la concorrenza cresce. Google Gemini raggiunge il 24%, mentre Microsoft Copilot e Claude conquistano progressivamente nuovi utenti. Un panorama in continua evoluzione, nel quale l'intelligenza artificiale non rappresenta più soltanto uno strumento per generare testi e immagini, ma soprattutto un nuovo modo di accedere alla conoscenza.
Ed è proprio questo uno degli aspetti più rilevanti del rapporto. Il 38% degli intervistati nei sei Paesi utilizza l'AI almeno settimanalmente per ottenere informazioni, contro l'11% registrato appena due anni prima. Sempre più spesso, anziché consultare diversi siti o scorrere pagine di risultati, le persone preferiscono formulare una domanda e ricevere una risposta immediata. Una comodità che potrebbe modificare profondamente gli equilibri dell'informazione online, riducendo il rapporto diretto tra lettori, motori di ricerca e testate giornalistiche.
Ma la diffusione dell'AI non coincide necessariamente con una maggiore fiducia nei contenuti che produce. Secondo lo studio, soltanto il 12% degli intervistati nei nove Paesi si dichiara a proprio agio con notizie realizzate interamente dall'intelligenza artificiale. La percentuale sale appena al 19% quando è previsto un controllo umano, mentre raggiunge il 67% nel caso di articoli scritti completamente da giornalisti.
Il rapporto del Reuters Institute restituisce così un messaggio particolarmente significativo per il futuro dell'editoria: l'intelligenza artificiale sta diventando una delle principali porte d'accesso alle informazioni, ma non ha ancora conquistato la stessa legittimità di chi quelle informazioni le cerca, le verifica e le racconta per professione. Per il giornalismo, la sfida non sarà semplicemente imparare a utilizzare meglio gli algoritmi, ma riuscire a rendere riconoscibile il valore del lavoro umano anche quando le notizie arriveranno sempre più spesso attraverso un chatbot.