02/03/2026
Fabio Setta
Dal palco al feed: gli eventi si vivono sullo smartphone
C’è stato un tempo in cui un evento era un punto fermo nel palinsesto. Una finale sportiva, un festival musicale, una cerimonia internazionale: si accendeva la TV, si guardava, si commentava il giorno dopo. Magari al bar, per strada, ma in ogni caso “dal vivo”. Oggi un evento non è più solo quel momento ma è diventato un ecosistema che non si consuma ma si attraversa, si commenta si modifica e con cui si gioca. La trasformazione è iniziata quando le piattaforme social hanno smesso di essere spazi paralleli per diventare il luogo principale della conversazione pubblica. Durante qualsiasi grande evento il vero indice non è più solo lo share televisivo, ma ciò che accade su X, Instagram e TikTok. Il centro della fruizione degli eventi si è spostato dal palco al feed ma soprattutto è cambiato il nostro modo di fruire degli eventi. La cosiddetta “second screen experience” è diventata primaria dato che lo smartphone accompagna ogni evento live. La fruizione è sdoppiata: si guarda e si commenta nello stesso istante. Se da un lato l’esperienza condivisa e collettiva è amplificata, dall’altro l’attenzione è decisamente frammentata. La “second screen experience” è ancora più evidente ai concerti, dove gli spettatori filmano quanto accade sul palco, guardando sullo schermo del proprio smartphone, perdendosi nel frattempo ciò che gli succede intorno, appena fuori dall’inquadratura. Cambia la metrica delle emozioni che ormai andiamo sempre più a filtrare tramite uno schermo. In origine la “second screen experience” doveva essere un’estensione informativa con statistiche in tempo reale, backstage, curiosità, commenti live mentre adesso è diventata il cuore dell’esperienza. Durante qualsiasi grande evento, il flusso social non accompagna semplicemente ciò che accade ma lo interpreta, lo seleziona, lo amplifica. Molti spettatori scoprono quali siano i momenti “importanti” non dal racconto ufficiale, ma dal picco di notifiche, dagli hashtag, dai video che iniziano a circolare pochi secondi dopo un episodio. Diventa centrale ciò che genera interazione e ciò che decide l’algoritmo, Dal punto di vista cognitivo, questo produce una fruizione bifocale, dato che da una parte c’è l’attenzione narrativa, che segue l’evento e dall’altra l’attenzione social, che monitora la reazione collettiva. Il tutto si realizza in una dimensione metanarrativa in cui non assistiamo soltanto all’evento, ma alla reazione dell’evento. Questo meccanismo modifica anche chi è sul palco. Artisti, atleti, speaker sanno che ogni gesto può essere isolato in una clip e ogni frase può diventare un trend. Eventi come il Festival di Sanremo hanno mostrato chiaramente quanto la dimensione social possa intrecciarsi alla performance. Il FantaSanremo, nato attorno al Festival, non è più solo un gioco collaterale bensì è uno strato digitale che modifica la percezione dell’evento stesso. Artisti, pubblico e community interagiscono con una logica da punteggio, bonus e strategia. Tralasciando, poi, i tanti gruppi di commento, sulle varie chat, che alimentano discussioni e che rendono ancora più evidente come la “second screen experience” sia un dato di fatto e un modo di vivere gli eventi sempre più radicato con degli effetti indesiderati non da poco: superficialità e reattività impulsiva, polarizzazione accelerata, riduzione dell’attenzione profonda e dipendenza dall’approvazione social. Quando lo schermo secondario diventa il principale, non cambia solo il modo in cui guardiamo, cambia il modo in cui ricordiamo, valutiamo e attribuiamo significato. Su contenuti proposti da un algoritmo e non scelti noi. Pensiamoci bene e magari durante un concerto, una partita proviamo a spegnere il cellulare e goderci il momento, quello vero e reale. Sembra strano ma è possibile e soprattutto ancora bellissimo.