27/02/2025
Dario Guadagno
Il costo nascosto dei contributi all’innovazione
Che la strada per l’innovazione sia ardua e tortuosa è cosa ben nota, nonostante questa sia l’unica percorribile in un contesto, come quello attuale, in cui la competizione, da locale o regionale, si è ormai spostate a livello globale e mondiale.
Le aziende, dunque, necessitano di investire per proporre soluzioni e servizi sempre più nuovi e creativi, pur sapendo che si tratta di costi senza garanzie di rientro, dal momento che l’incertezza è intrinseca nella natura stessa dei progetti di ricerca e sviluppo.
Investire, dunque, è un rischio obbligato ma è altrettanto vero che, soprattutto grazie al PNRR, sono nate tante opportunità per vedere, al meno in parte, finanziati progetti particolarmente innovativi o rispondenti a specifiche tematiche di interesse (soprattutto in ambito sanitario e di green economy): molteplici sono i bandi a cui diverse aziende hanno risposto per proporre idee imprenditoriali che potevano trovare un cofinanziamento da regioni, poli di ricerca o l’onnipresente Invitalia.
L’iter è semplice: un ente emana un avviso a cui si partecipa proponendo un progetto innovativo e i migliori ottengono un finanziamento che può arrivare a coprire fino all’80% dei costi da sostenere. Sulla carta sembrerebbe una straordinaria opportunità per favorire la crescita e la competitività delle imprese italiane; tuttavia, queste misure nascondono sovente delle criticità che ne complicano oltremodo l’attuazione! Innanzitutto passano spesso diversi mesi prima della definizione delle graduatorie, e (quasi) altrettanti per addivenire all’effettiva contrattualizzazione del finanziamento, ma la cosa più complessa è la gestione economica del progetto: le eventuali erogazioni come acconto avvengono solo dietro presentazione di polizze (a loro volta onerose), mentre per gli stati di avanzamento intermedi o per quello finale, i tempi di pagamento sono spesso lunghissimi e richiedono la trasmissione di svariati documenti e giustificativi. Tutto ciò comporta che le aziende siano chiamate ad una anticipazione di cassa notevole, dovendo ricorrere spesso a richieste di fido o prestiti in banca (tutt’altro che scontate o agevoli con i nostri istituti di credito), nonché alla produzione di documenti contabili, amministrativi e progettuali ben superiori a quelli che ci si aspetterebbe per iniziative del genere.
Il vantaggio economico, dunque, si trasforma spesso in un danno in termini di tempo speso e costo del denaro (da anticipare) che riduce drasticamente il beneficio e persino l’opportunità di perseguire l’intento innovatore dell’azienda. Certamente lo Stato, nelle sue varie emanazioni, deve continuare a spingere su queste misure per favorire la crescita del tessuto imprenditoriale italiano (soprattutto al sud) ma è necessario anche che l’innovazione non sia solo nelle idee progettuali, ma anche nel modo di gestire i bandi: bisogna svecchiare e snellire procedure che, altrimenti, portano troppi costi aggiuntivi ed eccessivi vincoli burocratici!