Sopravvivere nel complesso ambiente d’impresa, in un contesto dove il digitale sta permeando innumerevoli aspetti del business, richiede azioni efficaci e decisive. In tali circostanze le aziende possono rimanere competitive solo se riescono a mantenersi al passo con le sfide della cosiddetta new economy.

Al giorno d’oggi gli esecutivi sono messi di fronte a nuovi paradigmi come la “consumerizzazione” delle tecnologie dell’informazione, il cloud computing, i big data e l’incremento dei servizi di mobile customer. Le imprese devono continuamente adattare le loro strategie, operazioni e investimenti sulle IT per rimanere al pari con i cambiamenti nel comportamento degli utenti e con la forte competizione che anima il mercato.

A ciò si aggiunge l’avanzata delle tecnologie digitali che stanno avendo un’influenza molto persuasiva in ambito di business, trasformando la customer experience, incrementando la produttività e migliorando la collaborazione tra dipendenti. E proprio in merito a quest’ultimo aspetto molte realtà, così come Wonderlab stessa, sono riuscite a mantenere attivi gran parte dei loro progetti durante il lungo periodo di lockdown grazie ai mezzi dell’industria 4.0.

Tuttavia, ancora molte aziende falliscono nel comprendere il pieno potenziale delle tecnologie digitali all’interno di un asset aziendale più ampio e consolidato perché i dirigenti mancano di una visione orientata alla trasformazione.

Ad oggi la tecnologia ha il potenziale per evolvere verso un ruolo strategico di supporto alle scelte già intraprese e per gettare le fondamenta per un nuovo modello di business. E in questo contesto l’allineamento digitale (Digital Alignment) sblocca il potenziale nascosto dell’IT.

Le aziende che ne comprendono l’importanza all’interno delle proprie strategie, insieme alle modalità di procedimento più adeguate per le loro esigenze, sono risultate avere migliori prestazioni rispetto ai loro competitor.

Allo stesso tempo investire in questo percorso senza la giusta consapevolezza dei rischi che l’innovazione può comportare, se non si è adeguatamente preparati in termini di risorse e di una vision concreta cui ambire, può risultare controproducente e condurre al fallimento degli obiettivi.

L’allineamento digitale potrebbe quindi essere definito come quel momento in cui gli obiettivi aziendali sono in armonia con l’infrastruttura e l’architettura organizzativa e con i sistemi di informazione.

DIGITAL MASTERY: 4 LIVELLI DI PADRONANZA DIGITALE

Citando il caso del noto marchio inglese Burberry, con una storia alle spalle che affonda le radici nel 1856, il loro processo di trasformazione verso il digitale è cominciato dall’avere una vision ben specifica, quella di essere tra le prime aziende completamente digitalizzate, immaginando come risultato finale che qualunque persona, in qualsiasi parte del mondo, avrebbe potuto avere accesso al mondo Burberry da ogni device digitale. Il brand è stato rinvigorito, creando una consistente customer experience su scala globale, mantenendo dei costanti risultati finanziari positivi.

La testimonianza di Burberry dimostra quanto partire da una solida visione orientata all’inclusione del digitale nel proprio piano strategico sia stata fondamentale per la continuità di vita e di crescita del marchio.

Capgemini Consulting – società di consulenza e tecnologia – e il MIT Center for Digital Business hanno svolto ricerche sull’impatto delle tecnologie digitali nelle performance aziendali, identificando due dimensioni per il successo della trasformazione digitale:

  • Digital Intensity – Misura la forza delle attività digitali nell’azienda;
  • Transformation Management Intensity – Misura la visione dell’azienda, la governance e le sue skill.

Le aziende che sono forti nella prima area conducono numerose iniziative digitali, ma solo l’efficienza nella seconda le aiuta a identificare e indirizzare al meglio gli investimenti in modo ottimale.

Sono stati quindi identificati 4 livelli della padronanza digitale (Digital Mastery):

  • Fashionistas Hanno molte caratteristiche digitali avanzate (presenza sui social, servizi mobile, ecc.) ma solo per alcune aree, non hanno una vision onnicomprensiva della digitalizzazione, presentano un coordinamento abbastanza inefficiente, la cultura digitale esiste solo per alcune aree aziendali;
  • Beginners – Sono scettici sui valori aziendali legati alle tecnologie digitali avanzate, potrebbero portare avanti degli esperimenti, presentano una cultura digitale immatura;
  • Digirati – Sono coloro che eccellono in entrambe le aree (Digital Intensity e Transformation Management Intensity). Hanno una forte digital vision e digital culture, insieme ad una buona governance, avviano molte iniziative digitali che generano business values in maniera misurabile;
  • Conservatives – Esiste una digital vision onnicomprensiva, ma potrebbe essere non ben sviluppata, hanno poche funzioni digitali avanzate, anche se le capacità digitali tradizionali potrebbero essere mature, presentano una forte governance per tutte le aree aziendali, agiscono attivamente per costruire sia skill digitali che digital culture.

Quando si parla di allineamento digitale e visione complessiva dell’obiettivo di digitalizzazione è importante considerare anche il fattore di coinvolgimento di tutti i dipendenti dell’azienda. È necessario specificare chiaramente la vision verso cui si è proiettati e cosa bisognerà fare per raggiungerla, fornendo comunque il tempo e la flessibilità necessari per adeguarsi e allinearsi ai cambiamenti.

DIGITALIZZAZIONE COME MINDSET

Gli step fondamentali da seguire e su cui ragionare per la trasformazione digitale sono:

  1. Identificare gli obiettivi di trasformazione digitale
  2. Costruire una strategia di trasformazione digitale
  3. Definire quali saranno i facilitatori tecnologici
  4. Stabilire una leadership tecnologica competente
  5. Formare lo staff e integrare la cultura digitale all’interno dell’azienda

La competizione sul mercato continua a crescere e la trasformazione digitale rappresenta un vantaggio potente per le compagnie che mirano a rimanere rilevanti. Tuttavia il 70% dei progetti di trasformazione digitale fallisce. Secondo i risultati dei sondaggi di Global McKinsey, solo meno del 30% dei processi di trasformazione digitale rappresenta delle storie di successo. Ciò dimostra quanto questa transizione non si limiti di certo al dotare il proprio business degli strumenti tecnologici più avanzati, ma richiede un forte mindset a supporto da parte di tutti i membri partecipanti, proprio come dimostrato dalla testimonianza di Burberry.

Gli ultimi sondaggi di Deloitte hanno presentato invece uno scenario più propositivo dal punto di vista delle intenzioni: tutte le aziende partecipanti hanno dichiarato di star pianificando di promuovere significativamente i loro investimenti nel perseguire una maturità digitale del 15% in più rispetto all’anno precedente nei prossimi 12 mesi.

È inevitabile ormai concepire una realtà della piccola e media imprenditoria che deve necessariamente fare i conti con i processi di trasformazione digitale che la attraverseranno a diversi gradi di penetrazione, rappresentando un processo sempre più inevitabile nei prossimi anni, ma non necessariamente sostitutivo delle modalità “tradizionali”. È importante quindi  studiarne appieno pro e contro a seconda del tipo di attività che si gestisce, così da cominciare a ragionare in tale ottica e calibrare il passaggio in maniera cadenzata.

 

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